Inizio delle guerre jugoslave
1991

L'evento nel dettaglio
La dissoluzione della Jugoslavia è un insieme di eventi geopolitici avvenuti all'inizio degli anni novanta del XX secolo facenti seguito, direttamente o meno, all'incipiente scioglimento dell'URSS e al venir meno del ruolo della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia quale Paese-cuscinetto tra l'Europa occidentale e gli aderenti al Patto di Varsavia facenti riferimento a Mosca.
Da co-fondatrice del movimento dei cosiddetti «Paesi non allineati», infatti, pur essendo uno Stato socialista, la Jugoslavia era distante da Mosca e, per tale sua posizione sia politica che geografica, godeva di una certa considerazione presso i paesi dell'Europa occidentale, anche in termini di agevolazioni economiche; venuto meno tale ruolo con la decrescente influenza politica dell'URSS, le tensioni etniche all'interno del Paese si fecero gradualmente più intense e portarono nel 1991 alla separazione e alla dichiarazione d'indipendenza delle varie repubbliche che componevano la federazione jugoslava: le prime a secedere furono Bosnia-Erzegovina, Croazia e Slovenia, cui poco dopo fece seguito la Macedonia (oggi Macedonia del Nord).
Quanto rimaneva della Jugoslavia fu, per circa un quindicennio, l'unione di Serbia e Montenegro finché anche quest'ultimo prese la via dell'indipendenza nel 2006.
Nel 2008 il Kosovo, provincia serba di lingua albanese, proclamò unilateralmente l'indipendenza mai riconosciuta dalla Serbia il che ne fa, ancora al 2026, uno Stato a riconoscimento limitato la cui legittimità non è riconosciuta neppure da Cina e Russia, due membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'ONU con diritto di veto.
